La fiducia dei consumatori nell’Unione europea e nell’area euro è scesa bruscamente a marzo, toccando i livelli più bassi da oltre due anni e mezzo. Secondo la stima preliminare (“flash”) della Commissione europea, l’indice è calato di 3,4 punti nell’Ue e di 4 punti nell’Eurozona rispetto a febbraio, attestandosi rispettivamente a -15,2 e -16,3 punti.
Si tratta di un peggioramento significativo, che riporta l’indicatore ai livelli più bassi dall’ottobre 2023 e ben al di sotto della media di lungo periodo. Il dato segnala un deterioramento marcato del clima di fiducia tra le famiglie europee, in un contesto segnato da nuove tensioni geopolitiche e da pressioni economiche persistenti. A pesare sarebbe infatti la guerra in Iran e l’aumento dei prezzi energetici.
Il peso dei consumi sull’economia europea
Il calo assume particolare rilevanza se si considera il ruolo centrale dei consumi nell’economia europea. Nell’Eurozona, la spesa delle famiglie rappresenta oltre la metà del Pil — tra il 52% e il 54% — ed è tradizionalmente la componente più stabile della domanda interna. Quando questa si indebolisce, il rallentamento economico diventa più probabile.
All’interno dell’indice emergono segnali coerenti con questo scenario: peggiorano le aspettative sulla situazione economica generale e sulla capacità di risparmio. Dinamiche che riflettono l’impatto combinato dell’aumento dei prezzi energetici, del costo del credito e della compressione del reddito disponibile.
Dalla fiducia ai consumi, il rischio rallentamento
Secondo Andrew Kenningham, capo economista per l’Europa di Capital Economics, in un’intervista a Reuters “il calo di marzo è uno dei più ampi mai registrati al di fuori della pandemia e della crisi ucraina”. In un contesto di prezzi energetici elevati, aggiunge, è probabile che la spesa delle famiglie diminuisca e che il Pil ristagni nei prossimi due trimestri.
Il dato sulla fiducia tende infatti a tradursi, nel tempo, in consumi più deboli. Non in modo immediato, ma attraverso un processo cumulativo: si riduce la spesa discrezionale, vengono rinviati gli acquisti più importanti e aumenta il risparmio precauzionale. Un meccanismo che rischia di consolidare una fase di rallentamento per l’economia europea nei mesi a venire.

